Il Conegliano Valdobbiadene Prosecco: tutta l'eccellenza della DOCG.

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Quando dici Prosecco la prima cosa a venirti in mente è il Conegliano Valdobbiadene, non è vero? Un vino che ti evoca un paesaggio, una tradizione, una cultura secolare. Un vino diventato il simbolo di un territorio, come pochi altri in Italia. Delle centinaia di milioni di bottiglie etichettate come Prosecco però, soltanto una minima parte deriva da quel territorio: le altre provengono da zone distanti anche centinaia di chilometri...

Il prosecco DOCG: un marchio di garanzia

L'Italia è un paese di grande tradizione vinicola. Al vertice della piramide qualitativa, le zone storicamente riconosciute come le più vocate vengono valorizzate con un marchio di garanzia che ne consacra il prestigio: la DOCG, acronimo di Denominazione di Origine Controllata e Garantita. Dal 2009 il Conegliano Valdobbiadene Prosecco è una DOCG, dunque è un'eccellenza. O altrimenti detto: poiché il Conegliano Valdobbiadene Prosecco è un'eccellenza è anche DOCG.

Secondo il “Quaderno Tecnico” realizzato dai Vivai Cooperativi Rauscedo e dedicato alla Glera, su circa 40.000 ettari coltivati a Glera (vitigno base per produrre il Prosecco) e dislocati prevalentemente nel Veneto e nel Friuli Venezia-Giulia, poco più di 8000 sono DOCG, e quindi compresi tra Valdobbiadene e Conegliano, circa 25.000 rientrano nella DOC e la parte rimanente nella IGT (Indicazione Geografica Tipica).

Dalla lettura di questi dati avrai già compreso un primo corollario fondamentale: più una zona è vocata, più è circoscritta e più pregiati saranno i vini che essa esprime.
Esiste anche un secondo corollario, meno evidente ma altrettanto essenziale: il vino più pregiato è quello che sa esprimere al meglio le caratteristiche del proprio territorio.

L'etichetta: come riconoscere un Prosecco Superiore DOCG

Prima di assaggiare il vino devi verificarne la provenienza: la generica dicitura “Prosecco”, lo abbiamo visto, non basta. Quali sono allora gli elementi cui devi prestare attenzione per essere certo di aver fatto l'acquisto giusto?

La prima cosa da controllare è la fascetta di Stato, che per i DOCG ha sempre i bordi dorati. Posta sul collo della bottiglia, contiene il numero identificativo del singolo prodotto; il logo del consorzio “Conegliano Valdobbiadene DOCG”; la sigla DOCG e la denominazione del vino: Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore.

La seconda è l'etichetta, la carta di identità del vino. Imparare a leggerla ti eviterà brutte sorprese.
Facciamo un esempio concreto su uno dei nostri vini con l’etichetta più complessa e ricca di informazioni: il “Rive di San Michele”.

L'etichetta anteriore presenta subito il vitigno di provenienza “Rive di San Michele”. Non è un dettaglio secondario: ti dice subito che il vino che hai in mano non è una cuvée, ossia un assemblaggio di vini provenienti da vigneti dislocati in zone diverse, per quanto sempre coltivati a Glera e all'interno della DOCG, come avviene normalmente. L'indicazione “RIVE” segnala una sotto zona particolarmente vocata (in francese “cru”), da cui si ricava un vino ottenuto solo con uve di quel vigneto specifico. Un'eccellenza nell'eccellenza insomma!

Segue la denominazione “Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG” e il nome del produttore SOMMARIVA.

Nell'etichetta posteriore troviamo l'anno della vendemmia (obbligatorio per i cru); la tipologia del prodotto (qui Extra Dry) che definisce il residuo zuccherino; il grado alcolico (11,5° vol), la capienza della bottiglia (0,75 l) e la ragione sociale del produttore che ha imbottigliato.

Capire cosa significhi far parte di una DOCG e trovarne riscontro in etichetta sono i punti di partenza per avvicinarti al Conegliano Valdobbiadene.
E quanto più sarai in grado di riconoscere la territorialità di un Prosecco DOCG, i suoi profumi caratteristici, il modo in cui si sviluppa in bocca tanto più saprai apprezzarne il valore, l'unicità e la sua inconfondibile fragranza. E, vedrai, non ci sarà altro Prosecco che tenga!

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